Martinengo | Immigrazione… che fatica

È bastato leggere il titolo dello scritto di Don Andrea affinché lo sentissimo “nostro” più che mai. Così tanto che gli abbiamo chiesto di poterlo pubblicare.
Senza volerne fare assolutamente una questione politica (non può e non dovrebbe mai diventarla), se parliamo di fatica, chissà perché la nostra è sempre doppia.
Facciamo fatica a sopportare gente che strumentalizza qualsiasi cosa accusando poi noi di strumentalizzare.
Facciamo fatica al dover subire di essere scambiati per coloro che difendono l’illegalità solo per aver detto che l’immigrazione è un problema e che come tale va affrontato anziché lanciare un semplice slogan o stampare qualche subdola maglietta.
Non sono ancora tanto lontane le voci di chi ci chiedeva in campagna elettorale perché avremmo costruito la moschea (premesso che già esiste qualcosa di simile) basando la domanda su voci stupide e senza fondamento. Così come ancora riecheggiano le voci di coloro che urlavano “che se i va so lur, chissà cosa n’aria che!”.
Sfiancante davvero. Soprattutto se si considera che certe cose, certe accuse, certe illazioni arrivano da gente che per vent’anni altro non ha fatto che urlare senza mai porsi il problema seriamente. E radicalmente. Perché come ben dice il nostro Don, il termine da cui non si può prescindere è DIGNITÀ. Cosa che taluni, sempre più frequentemente, dimenticano cosa sia.
Ecco ora, per chi non avesse avuto occasione di leggerlo, il pensiero di Don Andrea.

È proprio il caso di dire che ne stiamo sentendo di tutti i colori.
E ognuno sembra aver ragione.
L’immigrazione è un problema oppure una risorsa? Aiutiamoli a casa loro oppure accogliamo a tappeto chi chiede aiuto? Prima gli italiani oppure siamo tutti sulla stessa barca?
Con tutta la buona volontà che ci metto non saprei dirlo… se prima non proviamo a fare qualche passo indietro.
Mi vengono in mente alcuni termini da cui nessuno di noi può prescindere e il primo è DIGNITÀ, cioè l’insieme di altri due termini: DIRITTO e DOVERE. Ogni uomo e donna della terra, in qualsiasi angolo del mondo, per natura, deve avere una dignità, solo per il fatto di essere vivo. L’uomo senza dignità non è uomo!!
E la dignità di ciascuno si gioca all’interno dei diritti che uno ha nei confronti della collettività e allo stesso tempo dei doveri che è chiamato ad attuare perché tutti possano vivere una vita buona.
Così come ricevo, devo restituire.
Mi pare che questa cosa la stiamo un po’ dimenticando, abbiamo lasciato da parte quell’opzione fondamentale nei confronti di Qualcuno che sta sopra all’uomo, stiamo dimenticando che per quanto possiamo essere bravi e far carriera costruendo attorno a noi decine o addirittura centinaia di opere, nulla ci appartiene fino in fondo perché nulla portiamo con noi oltre la morte.
La dignità non la trovo da solo, la posso scoprire sperimentando che non tutto mi appartiene, non tutto è mio. Probabilmente in questo modo anche gli altri potrebbero vivere dignitosamente.
Mi stanno facendo molto riflettere tutti quei programmi televisivi che ogni sera, o quasi, sono a caccia di Rom, di storie di vita drammatiche, di persone che non hanno più lavoro da molto tempo e hanno una famiglia a carico. Mi fa riflettere soprattutto la poca voglia di entrare in profondità e, ancora, l’odio diffuso nei confronti di chiunque non condivida l’idea che “ognuno va aiutato a casa sua”, come se la colpa, se possiamo parlare in questi termini, vada ricercata nel governo, che non fa nulla, anzi aiuterebbe gli extracomunitari più che gli italiani, oppure la colpa è degli stranieri stessi, che è meglio se ne stiano a casa loro oppure, ancora, dei rom che con i loro centinaia di migliaia di euro, veri o presunti, sembra che siano in realtà il vero dramma della crisi economica in Italia.
Dimentichiamo una cosa, forse la più importante, dimentichiamo che non si tratta di COLPA, non è questione di trovare a tutti i costi un capro espiatorio per tutte le drammatiche fatiche che stiamo vivendo in questo pezzo di storia; non è questione di accusare l’uno o l’altro che ci stanno portando qualcosa di prezioso.
Mi pare che nel nostro bel vocabolario manchi una termine, che ci siamo scordati da tempo: CONDIVIDERE… partendo da chi sta lassù, in alto: l’Europa forse dovrebbe condividere con l’Italia la fatica dell’accoglienza di molti disgraziati che fuggono dai loro paesi anche se sanno che forse moriranno (ma fuggono lo stesso a causa di quel “forse”). I nostri politici dovrebbero imparare a condividere la vita, quella vera, di ogni cittadino, e non solo con le parole.
Noi stessi dovremmo imparare a condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo con chi, accanto a noi, sta soffrendo, perché rischiamo di prendercela con chi è straniero, ma non è che con gli italiani ci prodighiamo molto di più nel sostegno e nella solidarietà.
Forse, e dico forse, siamo ancora lontani dal costruire un mondo di persone che combattono la fame, l’egoismo, l’odio piuttosto che combattere tra di loro.

don Andrea

 

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Author: redazione

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